Homo Scrivens
Enciclopedia degli scrittori inesistenti
a cura di Giancarlo Marino e Aldo Putignano
(Boopen LED)
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Si riportano qui le prime schede del volume (lettera A) – delle schede più lunghe è riportata solo la parte iniziale. Le sottolineature nel testo rinviano ad altra scheda presente nell’enciclopedia. |
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Aabaco Hilic Abel Herman (Kokkola 1756 – Kajaani 1834) poeta finlandese. Assecondando il crescente spirito patriottico della sua terra, all’epoca un granducato dell’impero russo, A. si prefisse di raccoglierne miti e leggende per dare corpo alla sua vera epica nonché alla memoria storica del suo popolo. Per questo, a quanto narra nella prefazione del suo Kuluntalahtivala (1819), interrogò a lungo numerosi vecchi bardi dell’area dei laghi per registrare su carta i loro canti tradizionali delle veglie e delle feste di piazza. Tradotti dal dialetto, adattati e uniti, tali brani andarono a comporre l’imponente poema di A.
Abbatiello Antonio detto Bibì (Napoli 2003-2006). Nato nel rione Sanità dall’unione tra due precari della letteratura: Pasqualino Abbatiello, mediocre novelliere, e Patrizia Maccarone, modesta autrice di libri culinari. La coppia ripose sul bambino tutte le proprie speranze di riscatto sociale e culturale. E Bibì non deluse le attese: all’età di un anno imparò a maneggiare i pastelli e i pennarelli, tre mesi dopo cominciò a sperimentare originali tecniche di graffitismo sulle pareti di casa. A diciotto mesi già sapeva compilare tutti gli alfabeti del mondo, compreso quello fenicio. All’età di due anni scrisse un testo poetico di chiara tendenza post crepuscolare, e pochi mesi dopo già conduceva talk show condominiali su tematiche di attualità. Aveva tre anni quando i genitori gli chiesero: «Cosa vorresti fare da grande? L’ingegnere, il notaio, il calciatore, l’astronauta?». «Che domanda cretina, – ribatté il piccoletto – voglio fare lo scrittore. Come voi». Senza indugi Pasqualino e Patrizia affogarono il bimbo in un piatto di pastina e si costituirono nella più vicina scuola di scrittura creativa. L’infanticidio stroncò una grande promessa della letteratura, e A. entrò nel novero degli scrittori inesistenti. (Pino Imperatore)
Abelardo Pierre Favone da Trasimeno (Carcassona, Linguadoca 1343 – Castiglion del Lago, Perugia 1418ca) frate amanuense di origine francese e abile miniatore del monastero di Potta Nera. Nel 1401 ne fu espulso perché invece di effettuare le copie dei testi sacri, ordinati dal priore, vergava scritti osceni impreziositi da impudiche miniature.
Adamo (Eden, anno zero, sesto giorno – Terra ?) primo scrittore dell’Umanità. Nacque da una sagoma di fango e da un soffio di vino, e visse tutto solo per un brevissimo periodo della sua vita, gironzolando nel Giardino di Eden, senza nessun pensiero o preoccupazione, fin quando non arrivò Eva a fargli compagnia. I due erano stati concepiti per essere complementari e se ne accorsero con facile contentezza, quando riuscirono a trovare l’incastro dei loro corpi che li rendeva tali. Non fu così altrettanto facile la complementarietà di pensieri e azioni e nacquero presto tra loro conflitti di ruolo. A., pertanto, prese a rivolgere la parola ad Eva solo per esercitarsi nell’arte dell’incastro dei corpi, e a scrivere i suoi pensieri incidendoli su foglie di banano con rametti di ibiscus, che credeva di tenere nascosti ad Eva, occultando in pile ordinate le foglie (da qui il termine “sfogliare”) cucite tra loro con graspi d’uva. Non seppe mai di avere inventato i libri e quando c’incise una frase che ne ricordasse il contenuto, nemmeno seppe che aveva inventato i titoli, che furono per l’appunto: La disgrazia di non essere solo, L’alibi del serpente, Che peccato!, Il trasloco, Ricominciare.
Alpicio Sufferto Sufferculo (Calagurra 345 – Caccuri, Crotone 402) scrittore latino. Nato da una nobile famiglia dell’aristocrazia romana, A. compì gli studi elementari in Spagna, dove il padre Gaio Gaiatto, prefetto dell’annona, era meglio noto come “Caiazzus ille Cantarus”. Trasferitosi a Roma per frequentare la scuola del celebre Donato, si distinse subito per capacità retoriche; del 366 la sua prima arringa Pro bonis moribus in difesa del prefetto Quinto Cocceio accusato di stupro da Pomponia Dionilla, nota matrona del tempo detta presso il volgo Meradiota. Spinto dal suo spirito inquieto viaggiò molto e fu a lungo in Oriente, dove conobbe Gregorio Nazianzeno, uno dei più illustri Padri della Chiesa Orientale. [continua] (Maria Marmo)
Altolino Antony (Frattamaggiore, Napoli 1951) favolista, drammaturgo e musicista. Vede la luce dopo una gestazione durata sedici mesi. Parenti ed amici pensano ad uno scherzo. Frequenta il Liceo Musicale Giuseppe Daniele di Napoli, dove si mette in luce per alcuni madrigali che vengono rappresentati durante il saggio di fine anno. Fra questi il famoso Piccoli passi, dedicato a Napoli, scritto musicando un testo di G.B. Marino, Giochi di dadi. A vent’anni pubblica la prima raccolta di favole È venuto Baffone, in cui già si intuisce quella che sarà poi la linea guida del suo percorso intellettuale: “Le cose cambieranno, almeno in apparenza”. Seguono, pochi anni dopo, altre due raccolte: Facciamo sparire le automobili e La solitudine di un sacchetto di monnezza, in cui si racconta, spesso con toni lirici, la sofferenza di questo involucro di plastica, abbandonato e solo in un cassonetto. L’opera influenza a tal punto l’opinione pubblica che si scatena una gara di solidarietà inattesa: a tutte le ore del giorno e della notte, prima gli intellettuali, poi anche la gente comune, fanno a gara per alleviarne la pena, rovesciando quintali e quintali di spazzatura per le strade. Le istituzioni non vogliono sentirsi da meno ed evitano per anni di ripulire la città, per non compromettere l’equilibrio emotivo del povero sacchetto.
Ambiguae litterae Movimento poetico di età romana (VI – V sec. a.C.), promosso e diffuso dalla Sybilla Cumana. A.L. dichiarava la natura ambigua, polisemica e ingannevole della parola poetica; si serviva dell’enallage, della metafora e di altre figure retoriche e di pensiero per creare ambiguità e doppi (financo tripli) sensi nella lettura. Uniche esponenti di Ambiguae litterae furono le Sibille dell’antica Campania felix. (Arianna Sacerdoti) Anonimo da Nowhere (Nowhere 0 a.C. - ?) filosofo e letterato, considerato l’ideatore del genere delle Antologie degli Scrittori Inesistenti, da taluni definito Santo, da talaltri figlio di buona donna. Inizialmente afferente alla scuola antifattiva di Libero da Noie, basata sul concetto del Quieto Vivere e della meditazione finalizzata alla beata Nullafacenza, si distacca in seguito da questa corrente per ritirarsi sui famosi Appennini anglosassoni, unirsi alla battaglia contro i mulini a vento e indagare il fulcro della sua filosofia, l’Inesistenza. Secondo A., l’Inesistenza è l’unico vero obiettivo del filosofo pensatore e poeta, il quale mira all’unione con la sacra Pigrizia e l’incorreggibile Esistenza, che si ostina a esistere checché se ne voglia. A. esplora le varianti esistenziali dell’Esistenza portandole alle estreme conseguenze e, già che c’è, inventa anche il Cappuccino, bevanda che mescola due elementi primari, il latte e il caffè, allo scopo d’iniziare meglio la Giornata e di prolungare il tempo di permanenza in cucina in maniera improduttiva. Il bianco del latte e il nero del caffè si mescolano in un tutt’uno, rappresentando metaforicamente le dicotomie c’è/non c’è, ci fa/ci è, Esistenza/Inesistenza. [continua] (Francesca Gerla) Anonimo Perugino pseud. di Gennaro Iaccarino (Perugina 1919-1999) scrittore e aforista. Autore delle più belle frasi d’amore anonime per i cartigli dei Baci Perugia. Figlio di sorrentini trasferitisi a Perugina, proprietari di una nota pizzeria sul Corso Vannucci, non volle mai imparare l’arte del pizzaiolo perché la sua passione era unicamente il cioccolato. Infatti, terminati con successo gli studi superiori, che lo videro diplomato col massimo dei voti al Liceo Classico Mariotti si fece assumere nella vicina e prestigiosa fabbrica di cioccolato Perugia della sua città. Iniziò dunque la lunga e difficile carriera di Maestro cioccolatiere. Dopo aver studiato Storia e Composizione del cioccolato fu avviato al nastro trasportatore dei fondenti alla mandorla, dove inventò i cioccolatini Dimmidisì che usò per il corteggiamento nei confronti di una non meglio identificata collega che dopo avergli detto di no, si fece trasferire al più lontano reparto Assaggi. Egli riprese allora una tradizione d’origine cinese (da alcuni fatta risalire al poeta Chi Fu) di legare un messaggio sentimentale a dolciumi e scrisse una interminabile lettera d’amore fatta di frasi che, anche se staccate e lette a caso, fossero latrici di amore e devozione per la sua donna. La lettera finì scomposta nelle sue millecinquantuno frasi, nel Porzionatore dei piccoli Baci Perugia per giungere al reparto Assaggi prima del Confezionamento nella stagnola. La giovane donna, una mattina del 1939, si trovò in bocca degli strani pezzi di carta. Erano messaggi d’amore. Ne fu così colpita che decise di sposare A.P., ma questo accadimento ebbe altre conseguenze, oltre al matrimonio e alla nascita del loro figlio Grifo, nacque infatti anche il primo cioccolatino latore di messaggi amorosi. A.P. ebbe l’intuizione, che fu approvata all’unanimità dal Consiglio della ditta Perugia, di inserire all’interno dell’incartamento di stagnola un leggero cartiglio con una frase d’amore, che fosse per ogni assaggio una piacevole sorpresa. A.P. compose in forma anonima per oltre cinquant’anni tutti i cartigli dei cioccolatini, successivamente ampliati con citazioni e frasi celebri di autori famosi e sconosciuti estratti da concorsi appositamente indetti. Si deve all’amore del figlio Grifo la prima e unica raccolta di tutti i cartigli nel volume I Mille e uno baci pubblicata in edizione limitata e numerata dalla casa editrice Xocolatl nel 2000, soltanto dopo che la morte del padre ebbe sciolto la clausola dell’anonimato contrattuale. (Cristina Maria Russo)
Aphrolysia (IX secolo a.C.) principessa sirena dell’Oceano Atlantico del branco di Thripsyis. Visse nel periodo in cui la guerra civile per il dominio incontrastato dei mari europei era ormai nelle sue fasi più volente e cruente. La prima Guerra dei Fondali Marini, che si protrasse per più di un secolo, si concluse con la sconfitta e l’uccisione del sovrano Thripsyis e la salita al potere del capo dei ribelli che fece imprigionare nel palazzo dei Coralli tutti i sopravvissuti, tra cui la principessa A. che aveva guidato l’ultimo disperato attacco. Durante i cinquant’anni di prigionia che seguirono, A. decise di scrivere il racconto dettagliato di quanto accaduto su venti lunghe alghe, che insieme componevano il poema Talasseide, che consegnava di volta in volta ad un branco di delfini che le trasportavano verso la superficie, lasciandole fluttuare.
Archiliade (Paro, Cicladi VI sec a.C.) poetessa greca. Nata da un rapporto spurio tra la veggente e maga Clitumnide e da Aristogattiade, famoso narratore orale di gattistorie, antico genere con cui soleva designarsi l’epica felina). Cugina di primo grado di Archiloco, si deve ad A. la nascita del poema giambico femminista: a differenza di Archiloco, infatti, con A. si dilata la tipica struttura della poesia giambica e nasce l’epica femminile dell’a„scrÒj e kakÒj, dell’invettiva e dell’ingiuria.
Areburio Marsilio (Rimini 1447 – Viterbo 1480) poeta e umanista. Nacque in una famiglia di artisti, il padre Lorenzo fu un famoso scultore che ottenne una notevole gloria alla corte dei Malatesta come costruttore di strutture di sabbia. La sua opera, purtroppo, è completamente perduta. Anche A. inizialmente fu destinato dal padre a seguire la strada delle arti plastiche. Nell’unico sonetto che ci ha lasciato, Gran che t’orpelli e bruci nell’artiglio, datato intorno al 1464, egli si lamenta dei fastidi provocati dal lavoro nella sabbia. Si rivelò così lo spirito di contestazione che pervase l’opera e la stessa biografia di A. che lasciò la casa del padre all’età di diciotto anni. Non abbiamo alcuna notizia sulla sua vita fino al 1469, quando pubblicò a Venezia il dialogo De maximis poetis. L’opera, in latino, è considerata il più importante manifesto del pensiero di A. il quale, attraverso l’affermazione della superiorità di Dante rispetto a Petrarca, vuole trasmettere il suo amore per lo sperimentalismo linguistico e metrico: «Ecco, cosa ci ha lasciato Francesco Petrarca: un manipolo di imitatori senza altra aspirazione che riempire il mondo di parole false e logore, attraverso schemi logori, proponendo temi logori».
Argo rivista letteraria di critica distruttiva, fondata dal critico Hablo Maximo Nemereas nel 1978 con sede a Ravenna. L’intento dei curatori è quello di essere i tre Argo dell’arte. Il primo rimanda al nome del cane di Ulisse: la rivista si propone, infatti, di riconoscere la vera Arte anche sotto mentite spoglie e di restarle fedele anche nella babilonia dei presunti e falsi artisti ed intenditori. Il secondo fa riferimento alla nave che portò Giasone e gli Argonauti alla conquista del vello d’oro: la rivista riconosce come veri artisti contemporanei soltanto cinquanta uomini in tutto il mondo e si propone, secondo la teoria di Nemereas della “maieutica del timuistismo”, di accrescerne il valore mediante giudizi caustici. Infine il terzo richiama la figura mitologica di Argo Panoptes (Argo “che tutto vede”), il gigante posto a guardia della ninfa Io: con gli occhi di cento critici la rivista si propone di riconoscere e preservare la vera Arte dall’abbrutimento della società moderna. Argo è stata anche il primo banco di prova ufficiale per l’opera del poeta Sgrammaticus, del quale cura annualmente una silloge di satire. (Francesca Toglia)
Aribollo di Leucupa (Leucupa 457 a.C. – Atene 395 a.C.) filosofo e scrittore greco. Figlio di Clemarco, un ricco mercante della piccola isola di Leucupa, al largo dell’Egeo, A. dimostrò fin dalla sua prima infanzia una particolare predilezione per l’arte del ben parlare, possibilmente a vuoto. Lo storico Erodoto, infatti, ricorda nelle sue Storie la strabiliante capacità di dialogo insensato del piccolo A., incontrato nel 450 a.C., che non mancava di allietare gli interlocutori con vorticosi intrecci di parole. Nel 445 a.C., all’età di dodici anni, A. seguì il padre Clemarco, che aveva deciso di recarsi ad Atene per commercializzare un prodotto da lui inventato e che gli aveva già fruttato ottimi guadagni nella gran parte della penisola ellenica: la clessidra portatile. Per l’occasione A. compose su richiesta paterna un discorso da pronunciare al mercato, intitolato Il tempo ora non c’inganna più, che è arrivato integralmente fino ai nostri giorni, mostrando la strabiliante capacità dialettica del giovane, che, si narra, convinse con la forza delle sue parole più di cento ateniesi ad acquistare l’oggetto, sebbene venduto a caro prezzo da suo padre.
Arruzia Fotilla (I sec. a.C.) poetessa latina. Le notizie della sua vita ci sono pervenute grazie alla testimonianza dell’erudito Memeio Frontone, spesso confuso con l’omonimo di età più tarda, e furono pubblicate nell’edizione critica da A. Panicucci, studiosa fiorentina della scuola del Pasquali, con il titolo Il Bacio di Lesbia, 1924, poi copiato abusivamente da uno scrittore del ‘900. A. crebbe nel territorio Piceno, ma venne presto a Roma con il suo primo marito, che aveva un incarico di funzionario del fisco. L’ambiente che frequentava permise ad A. di approfondire la sua preparazione e di conoscere altre donne che come lei sentivano una forte spinta a partecipare alla vita letteraria e pubblica. Creò così un circolo detto “di Arruzia” dove avvenivano incontri con i giovani poeti. La raccolta Carmina pudenda, accolta subito con grande favore dopo la pubblicazione anonima, fu poi molto criticata quando si scoprì che l’autore era una donna. Dice Memeio che «carmina non dant penem», alludendo a un possibile complesso da cui A. sarebbe stata affetta. Purtroppo la raccolta non ci è pervenuta, se non per tradizione indiretta di un verso «mulieribus atque poetis / omnia audendi semper sit potestas», che dimostrerebbe la libertà di pensiero che rese questa donna esemplare nel mondo romano. In tale contesto la collaborazione con Clodia, signora di classe elevata, la mise in contatto con un gruppo di libertarie (e libertine), le cui rivendicazioni di una maggiore autonomia femminile fece scandalo all’epoca, e fa parlare oggi alcuni studiosi di “espressione di un protofemminismo latino”. Entrarono nel circolo anche una Lydia e una Corinna, protagoniste di scandali che portarono allo scioglimento del gruppo per le trame del tradizionalista Catone.
Asfalto di Pitane (Pitane 610 a.C. – Mileto 572 a.C.) poeta, astronomo e maniaco sessuale greco. Nato a Pitane, definita la città più insulsa dell’antichità (Diogene Laerzio, che definisce A. “l’ottavo dei Sette Savi”, descrive la cittadina come una fogna a cielo aperto), ha lasciato pochi e sconclusionati frammenti dai quali si intuisce faticosamente come la sua riflessione si sia concentrata sul problema annoso del Principio Generatore.
Astronomo Elvira Leila (Roccamandolfi, Isernia 1765 – Parigi 1792) poetessa, orafa e rivoluzionaria. Nacque in Molise da una famiglia contadina, refrattaria alle rigide convenzioni sociali; fin da bambina amava trascorrere molto tempo da sola nelle campagne che circondavano la casa dei genitori. Alcune delle sue poesie più famose, come E se la coda della lucertola si vendicasse? pare risalgano addirittura a quando la A. aveva sette-otto anni. A quindici anni entra nelle grazie di un anziano orafo di Isernia che le insegna a piegare e lavorare i metalli preziosi, la A. diventa in breve tempo un’abile orafa e inizia a sognare di poter girare per il mondo vendendo i suoi gioielli. Quello che le manca è la materia prima, essendo la sua famiglia povera. La svolta avviene quando il vecchio orafo muore e le lascia la bottega in eredità, A. ha a quel tempo diciotto anni.
Auitil (Alaska XVIII secolo) poetessa esquimese. L’esploratore danese Vitus Bering, che nel 1727 aveva scoperto quello stretto di mare che mette in comunicazione l’Oceano Pacifico con il Mare Glaciale Artico ed al quale fu dato il suo nome, nel 1741 raggiunse le coste dell’Alaska e venne in contatto con piccoli gruppi di Esquimesi. Come è annotato nel giornale di bordo, fu colpito dalle nenie che donne e bambini cantavano nelle lunghe notti invernali e che nessuno era in grado di comprendere.
Autore Non Pervenuto (Italia? - XX secolo). Di A.N.P. non ci è pervenuto il nome, non ci è pervenuta la data di nascita, ci è pervenuta soltanto la sua unica opera: L’uomo che più di tutti si è fatto fotografare fuori dalle case di defunti famosi, un libro accuratamente impaginato come un vero e proprio album fotografico, con i testi a fare da didascalia alle foto. La prima Polaroid mostra un giovane A.N.P. e il manifesto del libro scritto a mano: «Un’estate di quando portavo i calzoncini corti i miei genitori mi portarono a vedere la casa di Giacomo Leopardi a Recanati. In un primo momento, passeggiando per le stanze del noto poeta, mi sembrava d’invadere la privacy dei suoi ricordi. Già affacciandomi all’infinito colle però provai qualcosa di molto più adulto della mia allora giovane età. Mi pareva che in quell’attimo la mia vita si andava meno sprecando, molto meno sprecando di quanto lo sarebbe stata se mi fossi ritrovato per esempio senza soldi in un negozio di lecca-lecca. Fu da quel giorno, da quella prima targhetta che recitava “Abitazione di Giacomo Leopardi” che decisi di diventare l’uomo che più di tutti si è fatto fotografare fuori dalle case di defunti famosi. Per entrare nel Guinness dei Primati e farmi un nome. Per ripercorrere le strade dei grandi e sentirmi anche io immortale».
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