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Vuoi sposarmi? (Andrea Ferretti)


Una tennista, una delle più forti tenniste al mondo, che si chiamava Steffi, di nome, stava per battere, sul centrale di Wimbledon, uno dei campi più prestigiosi al mondo.

Si preparava a battere e, come succede sempre in questi casi, il brusio del pubblico rapidamente scemava, per arrivare a un silenzio quasi assoluto. Su certi campi questo silenzio non è mai così assoluto, ma a Wimbledon sì, quando un tennista sta per battere si forma un silenzio che agli spettatori sembra quasi di disturbare, a respirare.

Come succede sempre in questi casi, la tennista si stava concentrando, approfittando del silenzio, e stava facendo gli ultimi palleggi prima di lanciare la palla verso l’alto. La sua avversaria era a sua volta concentrata sulla risposta, e guardava con attenzione ogni movimento di Steffi, per capire in anticipo la direzione della pallina.

Come succede sempre in questi casi, tutto sembrava sospeso, tutti erano in attesa di sentire lo schiocco liberatorio del servizio per riprendere una vita e un respiro che sembravano essere in pausa.

Come succede però a volte, poche volte, in questi casi, a uno spettatore era venuto il ghiribizzo, nel silenzio generale, di urlare qualcosa alla tennista che stava battendo, e lui aveva urlato: “Steffi, vuoi sposarmi?”. Proprio così, aveva urlato, in inglese, “Steffi, vuoi sposarmi?”, e l’avevano sentito tutti, comprese le due tenniste.

Come succede sempre in questi casi, la frase urlata aveva infranto il cerimoniale di preparazione al servizio. Il pubblico aveva reagito con una sonora risata, seguita da un applauso, Steffi aveva interrotto la sua preparazione al servizio, iniziando a sorridere e a giocherellare con la pallina, facendo qualche passo indietro, come per lasciare la scena e gli applausi interamente alla gag e al suo autore, la sua avversaria aveva sciolto la posizione di attesa in risposta e aveva allentato la tensione sul suo viso con un’espressione stupita e divertita.

Come succede sempre in questi casi, il cerimoniale si era poi ricomposto, l’applauso e le risate erano sfumati verso il silenzio, l’avversaria si era rimessa pronta a rispondere e Steffi aveva ripreso a concentrarsi sul servizio. Come se nulla fosse successo: c’era una partita da proseguire, il piccolo incidente, divertente, per carità, c’era stato, ma ora tutto riprendeva nei suoi rituali consueti: il silenzio, i palleggi, la concentrazione, l’attesa, i respiri trattenuti.

Ma come succede alcune volte, pochissime, quasi mai, in questi casi, un residuo del piccolo incidente aveva continuato ad aleggiare nell’aria, e mentre stava palleggiando e si stava concentrando per il servizio, e tutto sembrava scorrere nel verso della normale ripresa del gioco, Steffi aveva capito che quel residuo era ancora vitale, e necessitava di un completamento, in qualche modo, allora aveva ricominciato a sorridere, scuotendo un po’ la testa, aveva ripreso a giochicchiare con la pallina, poi nel silenzio generale, quel silenzio lì che nel mondo si sente solo a Wimbledon, aveva risposto allo spettatore “Quanti soldi hai?”.

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