Stoner (John Williams)
- Homo Scrivens
- 26 lug 2020
- Tempo di lettura: 2 min
A cura di: Stella Amato

L’opera: La vita di William Stoner, docente di letteratura inglese all’università del Missouri. Figlio di fattori dell’America rurale del primo Novecento, sembra destinato a subentrare al padre nel lavoro nei campi, ma sarà proprio il genitore a proporgli di iscriversi alla facoltà di Agraria appena istituita, sperando in un futuro migliore per il figlio.
William è un ragazzo mansueto, che non si lamenta mai e aiuta i genitori nella fattoria; accetta la decisione del padre senza protestare. Nel corso di un seminario obbligatorio di letteratura inglese rimane così affascinato da decidere di cambiare facoltà. Con fatica e determinazione riesce a laurearsi e a farsi assumere nella stessa università come docente. Timido e insicuro, sposerà una ragazza conosciuta da poco, timida e insicura quanto lui, e il matrimonio sarà un disastro che nemmeno la nascita della figlia Grace riuscirà a risanare. Tutta la vita di Stoner sembra una sequela di scelte errate o fatte con poca convinzione che lo condanneranno alla tristezza e alla solitudine. Nemmeno l’amore tardivo per una giovane insegnante potrà distoglierlo dal senso del dovere e della disciplina così radicati in lui da spingerlo a rinunciare alla propria felicità pur di non ferire le persone più care e macchiare la sua reputazione.
L’autore, John William, oltre che scrittore è stato docente di letteratura inglese all’Università del Missouri, e il romanzo è dedicato proprio ai suoi colleghi.
Il personaggio: Stoner, chiamato così dai suoi colleghi, è un antieroe. Non ha particolari qualità che lo distinguano dalla massa, la sua vita è piatta e noiosa, non è capace di ribellarsi alle angherie che subisce e non fa mai valere il proprio punto di vista. Ma nello stesso tempo ha la capacità di proseguire per la sua strada senza farsi abbattere dagli insuccessi o dalle difficoltà che incontra, raggiungendo i suoi obiettivi.
Potrebbe fare meglio? Sicuramente sì, ma è un essere umano con i suoi limiti e le sue paure, ed è questo che ce lo fa amare, perché la sua umanità ci ricorda la nostra.
Perché leggerlo: Come può un personaggio triste e scialbo essere il protagonista di un romanzo di 332 pagine? E come può questo romanzo – che si svolge tutto tra Booneville e Columbia, nel Missouri, tra il 1891 e il 1956 – catturare l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina? Perché Stoner è un romanzo sulla resilienza e un ritratto del mondo accademico e dei suoi protagonisti.
L’autore riesce a descrivere con estrema precisione e un linguaggio pacato i luoghi in cui si svolge il romanzo e le ragioni e le emozioni che spingono ad agire ogni singolo personaggio. William non recederà mai dal suo voler essere un insegnante e un buon uomo, corretto verso gli altri anche quando gli altri sono scorretti con lui, umile e consapevole della sua insignificanza: «I colleghi di Stoner, che da vivo non l’avevano mai stimato gran che, oggi ne parlano raramente; per i più vecchi il suo nome è monito della fine che li attende tutti...»



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