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Pallina e Racchetta (Maria Teresa Scanu)


Ciao, mi presento: il mio nome è Pallina, sono omosessuale, color giallo fluo, profumo di nuovo e pulito.

Mi ritengo molto più fortunata di tante colleghe che vengono scansate e maltrattate al primo servizio da una racchetta.

Ricordo ancora quel giorno, il destino a volte ha dell’incredibile: mi scelsero tra tre colleghe, insomma, non per essere modesta, ero la più elegante e rimbalzavo con leggerezza. Ripensare a quella partita ancora oggi mi fa battere il cuore.

La mia maestra si chiamava Giada, era una giovane giocatrice, sempre vestita con completini a righe gialle – pensate – molte racchette inopportune, la soprannominavano Ape Maia.

Quel giorno, mentre stava per battere il servizio mi disse: «Tu sai cosa fare, Pammm!»

Io corsi velocissima, come una saetta, per un attimo vidi una racchetta stupenda, anche lei mi guardò e non mi prese, caddi pochi centimetri prima della linea bianca!

Il giudice esclamò: «15-0».

In quel momento la racchetta mi guardò con insistenza, eravamo troppo distanti per parlarci, ma bastarono i nostri sguardi per capirci.

Prima di iniziare il secondo servizio, sembrava che mi mandasse i baci, la vidi addirittura a forma di cuore. Pensate, una racchetta a forma di cuore, per me, era già amore.

Qualcosa di fantastico accadde durante il secondo servizio, per fortuna non mi utilizzarono. La mia omonima, non fu così brava e la racchetta sensuale riuscì a fare un bel pallonetto. 15-15.

Naturalmente Giada mi riscelse, non mi lanciò bene, riuscii a vedere la mia racchetta e farle l’occhiolino, apparve distratta, non mi prese. Risultato: 30-15.

La racchetta era proprio bella, non avevo mai incontrato la mia anima gemella, in così tanti match. Ci guardavamo da lontano, una delle due doveva vincere sull’altra, chi avrebbe deciso di cedere.

La partita durò a lungo e noi, per qualche attimo, riuscimmo a scambiarci non solo qualche occhiolino ma anche una linguaccia per stuzzicarci un po’. Si sa, noi donne siamo tremende nei giochi di seduzione.

La fine della partita, doveva arrivare, ci trovammo entrambe all’ultimo servizio, si proprio quello decisivo.

Giada si sentiva in forma, anche se l’incontro era stato pesante. La battuta era molto forte e precisa, io non riuscivo a capire la traiettoria, mi sentivo un missile appena lanciato, travolsi il mio grande amore, o forse si lasciò travolgere, cadde per terra, Giada vinse la partita.

Riuscii a rotolare piano piano fino alla racchetta per chiederle: «Va tutto bene?»

«Adesso che ti vedo da vicino» rispose lei «molto meglio».

Giada, aveva un rapporto privilegiato con le sue palline, come a ogni partita, anche quella volta, le raccolse.


La rivale, quando prese la sua racchetta, per sbaglio ripose nella borsa anche Pallina. Da quel giorno, Pallina e racchetta rimasero sempre insieme.

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