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Just write it (Luigi Merlino)


“Io non volevo nemmeno giocare a Tennis”.

Disse fra sé e sé, mentre si asciugava il sudore dalla fronte, spostando i lunghi capelli che gli coprivano il viso. Ogni respiro era lungo un’eternità. Come quella volta che guardò i suoi occhi, castani come un castagno impreziositi da venature arancioni al centro: campi in terra battuta su cui il suo cuore aveva passeggiato felice con immacolate scarpe da tennis.

Del suo passato non si sapeva nulla, veniva chiamato il “Campione Oscuro”.

Tornò a fondo campo e prima di battere lanciò uno sguardo all’avversario. Era la finale dei Roland Garros.

Da quando aveva trovato per caso il Quaderno, in una strada sconosciuta di platani, vicino ai Colli Aminei, non aveva perso una partita.

Dentro il Quaderno c’era un’enigmatica frase: “Una volta scritto il nome non si torna indietro, l’avversario perderà, la gloria tua sarà. Un monito giunge infine se non usi il Quaderno, per te sarà la fine. Just Write it.” Così, per gioco, credendo che fosse semplicemente inchiostro simpatico, scrisse il nome dell’avversario della prima partita, vincendole poi tutte.

Ace! Il pubblico era in visibilio, con quel servizio il Campione Oscuro si era aggiudicato la partita.

Le storie belle, tuttavia, non durano a lungo.

Rais il giornalista di Le Monde Mondial stava indagando su di lui da tempo, scoprì il suo segreto rubandogli il Quaderno mentre lui giocava la finale. Per questo venne arrestato e portato in cella per truffa aggravata. Nella sua mente era calato il silenzio, bianco come la neve. Nella cella in cui risiedeva all’improvviso apparve un Demone che ricordandogli quanto era scritto nel monito del Quaderno, lo fece inginocchiare per portarselo via, alzò la falce e….

“Giochiamocela a tennis” – azzardò il Campione Oscuro- “se vinco io tu mi lasci vivere e riporti tutto come prima, si dimenticheranno di questa storia e il quaderno verrà con te. Se vinci tu mi porti via”.

Improvvisamente vennero trasportati in un campo di Wimbledon con l’erba appena tagliata, fresca.

La partita era di una parità perfetta, era l’ultimo punto. Servì, il Demone rispose tirando la palla quasi a fondo campo, ma il Campione Oscuro la prese in volee avvicinandosi alla rete e mettendo in difficoltà il Demone che alzò un pallonetto. Mancava solo lo Smash per chiudere la partita. Una mano diafana si mise sulla sua. Erano ancora quegli occhi castani tempestati di venature arancioni.

“Fallo per me.” Il Campione Oscuro sentì la voce che più amava al mondo.

Allora alzò la racchetta e schiacciò la pallina con tutta la forza che aveva in corpo e chiuse gli occhi, svenendo. La pallina si era incollata a terra nel campo avversario. Decretando la sua vittoria.

Si svegliò nel suo vecchio letto e in quella stanza che sapeva di muffa e biscotti, finalmente libero da un incubo terribile mentre la luna gli sorrideva sinistra come il segno immaginario lasciato dalla racchetta dopo una smorzata.

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