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Satyricon (Gaio Petronio)

A cura di: Al Gallo



L’opera: Scritta negli anni 60 del I secolo, è attribuita a Petronio, arbiter elegantiarum alla corte di Nerone. Un’improbabile coppia omo, Encolpio e il servo Gitone, passano di avventura in avventura, affrontando mille peripezie, naufragio incluso. Lo stile è popolare: Petronio resta uno dei pochi ad averci regalato un latino di strada vero e autentico. L’opera ci è giunta monca. Solo pochi frammenti sono sopravvissuti al tempo e, probabilmente, a un’occhiuta censura.


Il personaggio: Affetto da impotenza, per aver offeso il dio Priapo, Encolpio sembra la parodia di un Ulisse innamorato, degno di un romanzetto greco, ma anche archetipo di un uomo comune e pietra angolare di una società, raccontata dal basso, che fa dello status sociale quasi un obbligo. Il rapporto con Gitone è conflittuale: l’efebo si concede facilmente e, l’impotenza di Encolpio, ansia da prestazione?, foraggia la comicità.

Episodio centrale resta la cena di Trimalcione. Imbucati in un convivio, i protagonisti incontrano Trimalcione, liberto che eredita gli averi del suo padrone, nonché lo sguaiato gusto dello sperpero. Questi è il principe della corsa alla ricchezza, del conformismo che ancora oggi inquina il mondo, più della plastica.


Perché leggerlo: Per la freschezza dello stile, il disimpegno di questi ragazzi di vita. L’opera è moderna, parto di un autore che, uomo dell’élite, dipinge un mondo senza tralasciare nulla, vezzi e vizi. Petronio, di cui possediamo scarse notizie, ci appare consapevole dei suoi privilegi, dei suoi capricci; di quel sangue blu che ha permesso a tanti di spadroneggiare.

Un’opera imperdibile, proprio perché frammentaria: che fine avrà fatto Encolpio? Sarà guarito? Non lo sapremo mai. È questo il segreto del Satyricon: l’incertezza. Postumo sberleffo a questo mondo gugoleggiante che crede di sapere tutto.


Revisione di: Martina Megna

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