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FAXIMILE 101 riscritture di opere letterarie

Aggiornamento: 26 mag 2020

A cura di: Aldo Putignano

In collaborazione con: Giancarlo Marino




Sulla maniera e l’utilità delle riscritture

Trasportare da una ad altra forma le opere eccellenti dell’umano ingegno è il maggior benefizio che far si possa alle lettere, perché sono sì poche le opere perfette, e la invenzione in qualunque genere è tanto rara, che se ciascuna delle menti moderne volesse appagarsi delle ricchezze sue proprie, sarebbe ognor povera.

(Madame de Staël)

Era un bel giorno di qualche tempo fa quando nel laboratorio di scrittura Homo Scrivens, tra giovani scrittori appassionati, si diffuse un’idea molto semplice, e dunque ambiziosa fino all’eccesso: riscrivere la letteratura di tutti i tempi e i luoghi, modificando la parola degli autori, il linguaggio, lo stile, il contenuto, il punto di vista, il genere, la prospettiva, il tempo, lo spazio, lo sviluppo narrativo, il senso e la morale, il punto e virgola e il punto esclamativo.

Sventolando la lieta bandiera della Riscrittura, questi scrittorucoli hanno dunque preso in mano tanti di quei libri come mai avevano fatto, per leggere e lasciarsi emozionare e poi, come un atto d’amore, riscrivere. Si sono accorti così che il pianeta letteratura aveva tanti luoghi da esplorare e che prima di fare la corsa a lanciare sul mercato testi precotti e idee nove, anzi novissime, si poteva provare a far luce su di essi e raccontarne la magia, con parole nuove.

Leggere, Rileggere, Revisionare: con poche regole e molta fantasia è nato questo libro, un’antologia di riscritture, dove per riscrittura intendiamo una nuova versione di un testo letterario, in qualsiasi genere e modo essa venga alla luce. Ogni riscrittura è introdotta da una breve scheda, in cui è segnalato il testo da cui la riscrittura trae origine e il modo in cui tale manipolazione è avvenuta: come e cosa è stato cambiato. Le citazioni dall’originale sono di regola segnalate dal corsivo.

Essendo un volume dedicato alla scrittura, abbiamo cercato di privilegiare le forme e gli stili più diversi, sia nel leggere che nel riscrivere; non mancano però parodie e caricature, soprattutto quando il testo di riferimento è molto noto. Il canone degli autori riscritti è molto ampio, ma non è esaustivo né mai avrebbe potuto esserlo: di certo non ci siamo risparmiati, al punto da superare perfino il limite delle 101 riscritture indicato in copertina.

Un’antologia della riscrittura non è un libro come gli altri.

È un libro che ti chiede poco e può darti molto, che può essere spizzicato in mille istanti e darti ogni volta una sensazione diversa e intensa, che può farti passare in poche pagine da una selva oscura a un circo equestre, dal mito alla realtà, dalla prosa al verso, alla scemenza, da una terra inesplorata all’angolo di cielo accanto al tuo.

È un libro veloce come i nostri tempi e denso come la nostra storia.

Ed è un libro che vi sorprenderà, perché se io riscrivo un autore non sarà mai come leggere lui, ma se sarò riuscito a coglierne l’essenza, o il fascino, qualcosa di nuovo ti avrò comunicato. Non è una gara fra noi e la grande letteratura: è un tributo al vincitore.

Riscrittura del prologo della Divina Commedia che, riflettendo giocosamente sulla struttura matematica del poema dantesco, ne propone un quesito di geometria analitica.

Valeria Pettorino

Pillola matematica

Questo problema è un inferno!

Sia dato un segmento AB di misura pari al cammino della nostra vita e si consideri il punto medio M di tale segmento. Detto D un uomo di nome Dante, sia D coincidente con M. Sia inoltre il segmento AB tutto contenuto in una selva oscura So in modo che:

"xÎAB xÎSo1

Supponendo che esista una circonferenza C circoscritta alla selva So verificare che la retta via R è esterna a tale circonferenza.

1 Leggi: per ogni x appartenente ad AB, x appartiene a So.


Barbara è una poesia-canzone di Jacques Prévert contenuta nella raccolta di versi Paroles del 1945. Nel riscrivere il suo passo, in prosa, si è cercato di evidenziare come la tragedia collettiva della guerra si nutra sempre, inesorabile e insaziabile, dell’esistenza quotidiana di milioni di persone.

Gianluca D’Angelo

Barbara

Mentre fuori piove osservo Barbara che apre una bustina di zucchero e la versa nel caffè. La ammiro sorseggiare dalla tazzina e fumare in sincrono. Esamino senza fretta il suo ragazzo e penso che non è né alto né basso, né bello né brutto, né antipatico né simpatico, né invincibile…

Mentre mi piove addosso, sollevo un altro corpo a metà e calpesto ancora le mie orme nel fango. Cammino dal campo alla fossa comune, dalla fossa comune al campo, alla fossa comune, al campo, alla fossa comune, al campo, alla fossa comune mentre gli altri soldati fanno lo stesso…

Mentre fuori piove, nel bar sotto il portico capita che Barbara mi dà le spalle e parla con il suo fidanzato. Gesticola e ride. Le fisso gli occhi sulla schiena, sull’impermeabile fradicio mentre lei mi dà le spalle. Mentre io non dico niente…

Mentre ci piove addosso, ci passiamo le mani sporche nei capelli e ci accorgiamo che nella fossa non tutti i corpi hanno la loro testa e succede che lasciamo cadere la gamba di uno vicino al corpo di un altro, oppure due teste rotolano vicino a una mano. Grido serio agli altri di fare più attenzione, poi scoppiamo a ridere…

Mentre fuori piove, capita che sono seduto nell’angolo del bar più lontano da Barbara che mi dà le spalle. Ed è strano perché io non dico niente e invece lei parla e dice cose al suo uomo e io le fisso gli occhi sui capelli bagnati mentre la gente canta, beve e fuori c’è un tuono…

Mentre mi piove addosso, calpesto il fango e a volte scivolo ma mi rialzo e non ricordo cosa devo fare mentre quelli che ci comandano urlano dicendo che lo dobbiamo fare e io faccio sì con la testa…

Mentre fuori piove, nel bar i sorrisi contagiano di calore e tutti fumano e Barbara fuma e mi dà le spalle mentre io fumo, la guardo e non apro bocca. Poi però lei si volta mentre già sorrido…

Mentre ci piove addosso, la prima raffica solleva in aria due di noi e li scaraventa giù tra i corpi nella fossa. La seconda devasta tante volte una schiena e il rosso schizza dappertutto. La terza è solo una grandine di colpi di fuoco, d’acciaio, di sangue che strazia l’aria mentre ci lanciamo faccia a terra e la bocca inghiotte fango…

Mentre fuori piove, nel bar avvolgo Barbara con uno sguardo, mi faccio forza con un sospiro, mi faccio strada con un’intenzione, l’avvicino con una voce, la circondo con una risata, la riempio con il futuro, le asciugo il corpo con un pensiero, mentre la porto via con una frase…

Mentre ci piove addosso, bisogna restare fermi, trattenere tutto il respiro, non far scappare le nostre lacrime, recitare la nostra fine, aspettare che se ne vadano, che si allontanino le frasi cattive, che si decidano a ripartire mentre qualcuno non riesce a non starnutire…

Mentre ti piove addosso, fuori al bar ti proteggo con un desiderio, ti rincorro con tutte le mie parole che invadono il mondo, occupano le piazze, cancellano la paura, disperdono i tuoi dubbi, poi si ritirano e dagli abissi dell’inquietudine viene fuori un bacio mentre ti accompagno a casa…

Mentre mi piove addosso, quelli si fermano, si voltano e tornano indietro e torno alle vie di Brest piene di noi prima che il boato della follia spegnesse le luci della nostra anima e gli aerei torturassero il cielo, mentre quelli ricaricano le armi e si avvicinano…

Ricordatelo, Barbara.


Il Malato immaginario di Molière è una farsa in tre atti e tre intermezzi i cui personaggi, quasi sempre rappresentati come caricature, mettono in scena da un lato la fissazione maniacale e ipocondriaca del protagonista, Argante, che si crede gravemente malato, dall’altro ridicolizzano l’operato dei dottori che se ne prendono cura. La riscrittura, in tema con l’argomento “medico” è sotto forma di bugiardino, ovvero sintetizza i sintomi di Argante, nonché le varie tipologie di dottori e personaggi che gli girano intorno, nello stile dei fogli stampati che specificano la composizione, le caratteristiche terapeutiche e le avvertenze per l’uso del farmaco cui è annesso.

Stefania Di Iorio

Argantìn 1673

Terapia sintomatica degli stati nevrotici apprensivi nei confronti del proprio stato di salute, indicato in caso di imminente visita medica incompetente di professionisti purganti, farmacisti olezzosi o specialisti diarroici.

Principio attivo:

Ipocondria cinica 0,335 g. e cruda disillusione 0,200 g., con l’aggiunta di 0,100 g. di Avarizia pura al 100%.

Eccipienti:

N. 1 prologo e n. 3 intermezzi.

Categoria farmaco terapeutica:

Medicinale farsesco e stravagante.

Indicazioni:

Da utilizzare nei seguenti casi:

ü apparizione sintomatica fantomatica di problemi gastrointestinali, palpitazioni cardiache, dolori di testa, spasmi muscolari, difficoltà di evacuazione intestinale con conseguente costipazione;

ü rifiuto della propria prole a contrarre matrimonio con personale medico.

ü delirio o allucinazione, in particolar modo in caso di certezza che qualsiasi visita medica di routine possa rivelare qualche patologia;

Controindicazioni:

Il medicinale non deve essere somministrati nei seguenti casi:

ü facilità di eliminazione di feci e/o gas dall’intestino senza l’ausilio di enteroclismi;

ü fiducia nelle cure mediche economiche ed efficaci;

ü ipersensibilità a giulebbi di vario genere.

Effetti indesiderati:

Gli eventi avversi più comunemente osservati sono di natura gastro-viscerale posteriore, provocati dalle eccessive introduzioni di sonde nel retto, che potrebbe essere soggetto a gravi fenomeni di infiammazione, che di certo richiederanno costose cure mediche e rari medicinali che potrebbero a loro volta determinare forti reazioni ansioso-allergeniche in altre parti del corpo quali mani, collo, schiena, piedi, arti inferiori e superiori, mento, naso, inguine, gomiti, cuoio capelluto e polpastrelli.

Durante la somministrazione è usuale l’aumento spropositato della cupidigia del coniuge e il proliferare di fenomeni di opportunismo e doppio gioco da parte dei pretendenti delle figlie, nonché degli specialisti di sfiducia. Sono stati riportati casi di stati allucinativi nei quali il paziente crede di riconoscere membri della servitù nei panni dei medici di medicina che li curano.

Precauzioni di impiego:

Il farmaco è somministrabile in qualsiasi periodo dell’anno prima, durante e dopo i pasti, a volte anche durante il sonno. È preferibile l’uso contemporaneo di un cappello in lana ben calato sulle orecchie, di una cameriera sgarbata, di un notaio compiacente, il tutto condito dalle note non suonate da un finto maestro di musica e dalle citazioni latine di un aspirante genero, possibilmente allocco.

Sovradosaggio:

In caso di sovradosaggio contattare immediatamente un’Università e farsi conferire una laurea in medicina.

Revisione del foglio illustrativo da parte di numerosi editori francesi: secoli XVII, XVIII, XIX, XX, XXI.


Il giro del mondo in ottanta giorni è un romanzo avventuroso dello scrittore francese Jules Verne, pubblicato nel 1873. La riscrittura, lasciando inalterati la trama e i personaggi del romanzo, ne propone una riduzione in 80 endecasillabi.

Giuliana Gaudyer

Il giro del mondo in ottanta rime

Phileas Fogg, uomo ricco e riservato,

ha una vita metodica ed agiata.

Ancor la moglie lui non ha trovato:

eppur non tarderà la fortunata.

Licenzia il suo fidato servitore

per l’acqua troppo fredda di due gradi:

il rischio è di buscarsi un raffreddore

se attento non sarai mentre ti radi.

Assume Passepartout come rimpiazzo

francese su per giù sulla trentina:

aria perbene da bravo ragazzo

dotato di buon senso e disciplina.

Al Reform Club del quale il Fogg è socio

lui giunge sempre con gli stessi passi

provvidenziale un dì sarà l’incrocio

con cinque membri forse un po’ smargiassi.

“Rapinata la Banca d’Inghilterra!”

è scritto su un giornale molto noto

“si accorcian le distanze sulla terra:

80 giorni e il mondo giri in toto”.

“Che assurdità!” commentano i compagni

ma Fogg propone loro una scommessa.

Non che pensi a possibili guadagni:

sfidar quei tipi è ciò che gli interessa.

Lui partirà da Londra con un treno