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Anteprima poetica - Giuseppe Riccardo




Il silenzio della sera


Le case

sono

il cimitero

dei vivi.



Nel mio abbandono


Nel mio abbandono

ho riassaporato il lungomare


ero il serafino

nell’atrio del paradiso


ero il gabbiano

posato su uno scoglio



Voglio vivere


Voglio vivere.

Voglio vivere e basta.

Nient’altro.

Come l’albero

che vive

e non sente sue le radici,

perde le foglie

e non se n’accorge.

L’albero vive

nel suo inconscio.

Non avverte

l’incombere della tempesta.


A noi spiriti terrestri,

tocca vivere

e sentirci vivere:

è l’ingannevole privilegio

che ci rende uomini.


Per non patire

non occorre morire,

occorre vivere,

vivere e basta,

nient’altro,

come l’albero.



Senza Titolo


Stride il conduttore del tigì:

lo strepito invade il salotto

e forma le crepe al soffitto.


Le sirene assassine che sogliono

ammaliare cantando i marinai,

ora s’aggirano per le contrade

in automobili fuori controllo.


Uccelli dalle ali obsolete

a bordo di gabbie volanti,

il cavallo è ancora stramazzato.


Il cuore squassa,

erompe dalla statua

che si stritola

fra la vivace freddezza

dei viandanti.



Luna di neve


Luna di neve:

le nubi si intanano

nelle convalli



Fiori di malva


Fiori di malva,

si raccolgono mine in terra santa,

una roncola i nostri tronchi scalva.






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