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Il paese senza adulti (Ondine Khayat)

A cura di: Monica Latini



L’opera: Il piccolo Slimane racconta in prima persona la sua storia e quella della famiglia, ingabbiata tra un padre incapace di gestire i suoi fallimenti, che riversa la violenza su di lui e su suo fratello Maxence, e una madre vittima degli ondivaghi umori del marito.

Nelle relazioni disturbate del nucleo familiare, Slimane e il fratello, costituiscono una terra di salvataggio reciproco, ma fragile. In modi diversi non resisteranno al dolore. Slimane però sarà più fortunato e, grazie a incontri significativi, riuscirà a non soccombere del tutto alla sofferenza, riannodando i fili della sua esistenza. Nel viaggio di rinascita sarà accompagnato da adulti finalmente onesti e, da altri coetanei con i quali condividere ferite in cui riconoscersi. Il racconto si snoda in un luogo e in un tempo imprecisati, elementi utili a sottolinearne l’inesorabile ripetersi in epoche e contesti differenti.


Il personaggio: Slimane è un bambino di undici anni, curioso e aperto alla vita; desideroso di affetto e di considerazione, specie da parte dagli adulti, da cui si sente fortemente tradito. L’esperienza della paura lo rende rabbioso, ne avverte la soffocante ingiustizia. Allo stesso tempo, per difendersi, ha sviluppato un profondo senso di ironia, a tratti confinante con un lucido cinismo. Riesce a non farsi vincere dalla rassegnazione e la sua caparbietà lo porta a superare le naturali diffidenze nei confronti degli altri, con i quali, in fondo, ha desiderio di costruire legami d’amicizia.


Perché leggerlo: Per cogliere spunti preziosi sulle relazioni umane, quelle disturbate e quelle sane. Per provare a capire cosa spinge un bambino a desiderare un mondo senza adulti. Per imparare a costruire mondi dove, adulti e piccoli vivono bene insieme. È un libro che invita a porsi tante domande, non lasciandoci gli stessi di prima.



Revisione di: Martina Megna

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