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La camorra. Origini, usi, costumi e riti dell’annorata suggietà (Ernesto Serao)

A cura di: Paola Iannelli


L’opera: L’omicidio di Gennaro Cuocolo, basista della camorra, nel 1906 e il successivo attentato alla vita di Maria Cutinelli, sua moglie, fecero luce sulla strana e singolare associazione a delinquere napoletana. Per la prima volta si parlava di Kamora, termine coniato in Spagna ad indicare i briganti appostati sulle aspre montagne, le Sierre. L’appellativo si riferiva ai giubbotti che egli indossavano, chiamati per l’appunto gamurri. Il passaggio di qualsivoglia convoglio doveva sottostare alle leggi dei briganti, era dunque necessario pagare una gabella interna ed una esterna.

L’evoluzione, anche definibile eredità, dei nostri fratelli ispanici, portò alla radicalizzazione del fenomeno malavitoso, fino a raggiungere le fila del potere borghese.

Il duplice omicidio accese i riflettori sul caso e da quel momento in poi si assistette a una rapida e fortunata ascesa della Camorra.

Serao, sagace pubblicista, percorre i gradi e le mansioni di tutti gli addetti al gruppo, nomina per nome e cognome i famosi guappi, narrando faccende e azioni.

Perché leggerlo: Seppur l’analisi di Ernesto Serao risalga alle origini del secolo scorso, l’attualità che si scorge al suo interno è indicativa, riferendoci a un processo evolutivo al quale assistiamo in epoca odierna. La fame, la sete di potere, la rabbia della plebe per secoli esclusa dai giochi dei potenti, prende corpo e, come un rettile affamato, divora e massacra la propria terra. Non vi sono confini, ma estese realtà dove il fenomeno della Camorra prende piede, mettendo in campo ogni mossa possibile, lacerando le interiora di una sirena malata, spiaggiata, ferita a morte, come la leggenda narra, distesa sul basamento di un castello diroccato. Revisione a cura di: Martina Megna

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