Homo Scrivens

Rosa rosae

(....rosa che non mi appartieni
che sfiori e che vieni
che vieni e che vai..... )

(Francesco De Gregori:
Rosa-rosae )

     Il furgoncino del fioraio ruppe il silenzio del quartiere ancora addormentato col ruggito del motore che si imballava affrontando la curva. La strada bagnata e la velocità eccessiva provocarono una sbandata, che avrebbe potuto provocare danni ben più gravi dell’apertura del portellone posteriore, e, immediatamente dopo, la sua chiusura con la controsbandata. Il guidatore, mezzo sbronzo già all’alba, mando giù un’altra sorsata dalla bottiglia e nemmeno si accorse che in quella curva aveva perso qualcosa. Proseguì cantando e sbandando il suo giro di consegne.

     L’uomo, che aveva passato la notte più accucciato che sdraiato in terra, all’incerto riparo offerto dalla balconata che correva intorno alla palazzina accostata alla curva, fu destato del miagolio delle gomme e poi dal rumore sordo della portiera che si richiudeva sbattendo.
     Il suo sonno era leggero, perciò, appena aperti gli occhi, era già ben sveglio e vide subito la splendida rosa volata via nell’unica occasione concessa dalla forza centrifuga e dalla breve apertura della porta della sua prigione. Restò a guardarla senza che l’espressione del suo viso stanco e il suo sguardo spento accennassero ad una qualsiasi reazione. Se fosse stato steso su un giaciglio più comodo della strada bagnata, si sarebbe girato dall’altro lato ed avrebbe ripreso il sonno interrotto. Stando invece le cose come stavano restò a coltivare la sua depressione fissando la rosa finita ad un palmo dal marciapiedi e a meno di un metro della sua mano se avesse provato a stendere il braccio.
     Ma non gli sembrava il caso.
     Era più importante lasciare senza risposta la più stupida delle domande che uno può farsi quando ha una splendida rosa a portata di mano:
     Perché?
     Ad essere precisi gli sarebbe stato difficile dare un motivo a qualsiasi azione che non fosse richiudere gli occhi e tentare di riaddormentarsi. Anche questa, comunque, gli diceva l’esperienza, sarebbe stata un’impresa troppo difficile per tentarla.

     E allora perché non raccogliere la rosa?
     Si chiese nella testa
     Non c’era nessuna ragione per spendere energie per allungare un braccio e prendere una rosa., si rispose

     Te ne do’ io un paio: è bella ed è vicina a te
     Insisté la voce nella sua testa
     No, non avrebbe mosso un dito.
     Non avrebbe mosso niente, non si sarebbe mosso di lì. Nemmeno se fossero venuti a le guardie a ordinarglielo:che ci pensassero loro ad alzarlo di peso per portarlo in prigione se proprio ne sentivano il bisogno.
     Due occhi rossi, un lungo muso nero su una bocca adorna di canini aguzzi, due orecchie ritte verso il cielo...Era un cane, un grosso cane nero pieno di sporcizia e di croste quello che stava avvicinandosi cautamente attraverso la strada. Aveva già frugato senza esiti apprezzabili il bidone rovesciato dell’immondizia ed era ancora affamato. Al punto di controllare se quell’oggetto rosa e profumato fosse commestibile. Aveva già poggiata una zampa sul gambo quando l’uomo si rizzò di scatto sulle mani e sulle ginocchia ringhiando uno stentoreo:
     - PUSSA VIA!
     Quello strano e sporco animale era abbastanza grosso ed urlava abbastanza forte da spaventare il cane. Questo abbaiò un paio di volte per salvare la faccia e si allontanò alla ricerca di un territorio di caccia meglio frequentato.

     Beh a questo punto ti conviene raccoglierla

     Era bella davvero quella rosa, uno splendido regalo del mattino per un barbone senza soldi e senza speranze. L’uomo finalmente trovò un perché al quale valesse la pena di non dar risposta.
     Perché non accettare un dono gratuito?
     Si chinò e raccolse la rosa. Poi si alzò e infilò il fiore nell’occhiello di quel che restava di un cappotto. Lo spazzolò con le mani e con quelle si sistemò alla meno peggio i capelli. Scosse i rami dello sparuto arboscello cittadino, piantato sul marciapiede, e raccolse abbastanza acqua da ripulirsi alla meglio la faccia e con le dita ravvivò la barba. Si avviò a testa alta lungo la strada, soddisfatto perché aveva smesso di piovere.
     Più tardi spuntò il sole.

     Qualche ora dopo, in una strada del centro, accanto ad una fermata d’autobus, vide accovacciata una bambina con un gran sorriso malinconico sul viso tondo e con una mano tesa. Capì allora perché gli era stata donata una rosa.
     Si avvicinò alla bambina e, togliendosi un cappello inesistente che si portò sul cuore, s’inchinò pomposamente e le porse il fiore. La bambina gli sorrise con allegria.
     Una signora che aspettava l’autobus insieme a una vicina le sussurrò all’orecchio:
     - Quell’uomo ha una faccia che non mi piace, deve essere un pedofilo.
     - Già, dovremmo chiamare la polizia.
     Rispose l’altra.

Gino Parrella