|
Quadretti di sole
Una specie di losanga color mattone, divisa in nove quadretti dagli spessi lati tinti d’ombra.
Era tutto quello che il sole gli regalava, durante quella mezz’ora, che impiegava per attraversare lo spicchio di cielo fra il tetto del carcere e quello del tribunale di fronte.
Dopo la degna conclusione che aveva dato ad una vita, dominata da un carattere possessivo e violento, pensava di poter meritare qualcosa di più?
Perché non aveva voluto credere alle spiegazioni ed alle proteste d’innocenza di sua moglie? Lei aveva tentato di fargli capire i motivi del ritardo, quella tragica sera... Troppo tardi, all’ospedale, dopo che il medico, con la faccia più adirata che triste, gli aveva annunciato "Non siamo riusciti a salvarla", aveva appreso che la donna non gli aveva mentito. Ma lui non l’aveva nemmeno ascoltata. L’amore che provava per lei era troppo intriso di gelosia e d rabbia: e aveva picchiato. Duramente, ciecamente, per punirla del tradimento che non c’era stato.
Maledetta gelosia! Ed ora? Questo buco senz’aria, senza speranza.
Ed era solo, abbandonato da tutti. Anche i figli lo avevano lasciato al suo destino. Che altro potevano fare di un genitore mai stato padre, che non gli aveva mai saputo offrire l’occasione di un sorriso, ed alla fine gli aveva dato solo la condizione di orfani?
Ancora tre mesi lì dentro, secondo la procedura, e poi l’esecuzione: che cosa gli poteva dare ancora, quel tempo?
Il secondino di turno lo scoprì all’alba, appeso per il collo alle sbarre del finestrino dalle strisce del lenzuolo, trasformate in una corda, con il sole alle spalle e i piedi penzoloni sui quadretti colore del sole.
Gino Parrella
|